In Birmania, la brutale dittatura militare al potere sta distruggendo le risorse forestali per finanziare la guerra civile che affligge il paese ormai da anni. Questa guerra, combattuta prevalentemente per il controllo delle risorse naturali, ha già provocato migliaia di morti e più di un milione di rifugiati.

Dal 1988 il regime militare sta abusando liberamente delle foreste pluviali che vengono distrutte a ritmo incalzante per il commercio internazionale del teak, legno molto apprezzato in tutto il mondo per la sua bellezza e resistenza.
Le operazioni forestali stanno provocando danni irreparabili all’equilibrio naturale del paese: si calcola che la densità delle piante di teak sia calata del 90%. L’industria del teak, inoltre, non solo non rappresenta un contributo allo sviluppo per la società civile, ma incoraggia l’uso di lavoro schiavile e la violazione dei diritti umani, in un paese in cui la vita dei civili versa già in condiz ioni drammatiche: solo lo 0,3% del prodotto nazionale lordo è investito nel sistema sanitario, con la tragica conseguenza di una mortalità infantile pari al 109 per mille.

Per mettere fine a queste violazioni, tutte note e ben documentate, Greenpeace sta promuovendo una petizione che chiunque può firmare, visitando il sito: http://www.greenpeace.it/birmania